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Tradimento: come “guarire” la coppia?

Pubblicato da  Dr.ssa Valentina Nappo il 05/09/2013

Quando si parla di infedeltà la si associa spesso a qualcosa di immorale, di malvagio, di imperdonabile. Basta chiedere alle persone che ci circondano o leggere le discussioni nei forum sui problemi di coppia: tradire è una mancanza di rispetto e di fiducia nei confronti del partner e, anche ammesso che si possa perdonare, dimenticare è quasi impossibile (il che rende il perdono “incompiuto”).

È importante fare, a questo punto, due precisazioni.

Punto primo: il tradimento è sempre sintomo di un malfunzionamento di coppia, uno dei modi attraverso cui la sofferenza prende “corpo”. Le motivazioni e le forme attraverso cui si esprime l’infedeltà sono le più svariate ma il denominatore comune è sempre l’insoddisfazione in uno o entrambi i partner: l’altro non appaga i propri bisogni, non è presente e amorevole come si vorrebbe, è molto diverso da come lo si era immaginato o desiderato, non c’è appagamento sessuale.

Nell’uomo, in genere, il tradimento è più legato al mero piacere sessuale piuttosto che alla percezione di gravi mancanze nel rapporto con la compagna. È sua moglie, la madre dei suoi figli, dice di amarla e difficilmente la lascerà. A volte, può essere così idealizzata, così perfetta e “materna” che non la si può sporcare agendo le proprie fantasie, quelle più vere, che vengono così canalizzate su un’altra donna, meno angelica della prima, ma con la quale l’uomo sente di poter essere se stesso. E così, la moglie rimane sul suo (traballante) piedistallo, mamma perfetta e donna da “esibire” al proprio fianco, ma per tutto il resto…c’è l’amante. Il fatto stesso di avere una relazione clandestina rende la sua vita più eccitante.

La donna, invece, tradisce in genere per compensare le mancanze con il partner e l’amante rappresenta una valvola di sfogo o una fuga dai problemi di coppia. Inoltre, la donna tende a coinvolgersi maggiormente sul piano emotivo: il sesso, per lei, è legato più spesso all’affettività ed è probabile che, dopo una fase di clandestinità, innamorata ormai dell’amante, lasci il marito per inseguire il sogno di un amore perfetto, come quello delle favole.

Esistono, dunque, importanti differenze nel modo di tradire di uomini e donne che, in parte, confermano il luogo comune secondo cui “gli uomini tradiscono con il corpo, le donne con il cuore”.

 

Appare, dunque, chiaro come il tradimento sia un problema di entrambi, e non solo del partner adulterino. In coppia, le responsabilità su come va la relazione sono sempre condivise e l’infedeltà non fa eccezione. Pensare, quindi, a chi è tradito come la vittima e a chi tradisce come il carnefice è solo una mistificazione. Entrambi hanno delle responsabilità e, dunque, qualsiasi intervento ha senso e utilità se include entrambi i partner. Solo così è possibile esplorare il disagio che si cela dietro il tradimento e accompagnare la coppia in un percorso di conoscenza di sé e di approfondimento delle dinamiche relazionali che possa, infine, condurre ad una vita più serena e, soprattutto, più creativa e stimolante.

Punto secondo: chi è capace di perdonare, riesce anche a “dimenticare”, a non rimuginare su quanto è avvenuto, a non rinfacciarlo continuamente al partner e a dargli di nuovo fiducia.

È così difficile?

Chiunque risponda di si non ha né dimenticato né perdonato il tradimento del partner e continua ad utilizzare la scappatella come arma per ferirlo, dominarlo o per farlo sentire in colpa. Tutte le emozioni negative che circolano, rabbia, delusione, sfiducia, colpevolizzazione, rancore, non avvelenano solo chi è stato tradito, ma danneggiano anche il rapporto e se stessi. Il perdono, come suggerisce la parola stessa, è un dono che si fa all’altro, un gesto di amore incondizionato. È un processo a volte lungo e sicuramente difficile, a cui ci si arriva con gradualità, ma è importante affinché ciascuno ritorni a vivere con amore, gentilezza e benevolenza nei confronti dell’altro.

Perdonare non esclude la possibilità di prendere strade diverse. Si può, infatti, perdonare chi riteniamo ci abbia fatto del male e scegliere di non averlo più nella propria vita, di separarsi, senza rabbia, senza rancore, senza odio. Queste emozioni rappresentano una vera minaccia ad una reale separazione emotiva anche nei casi in cui la separazione fisica è avvenuta e logorano principalmente chi le prova.

Scegliere di perdonare ha quindi un potente effetto benefico prima di tutto su di sé, è la decisione di non voler essere più una vittima (delusa, tradita, ingannata), ma una persona che potrà ancora essere felice, amare ed essere amata con onestà, non per forza dal proprio partner. In tal senso, perdonare l’altro è anche un dono a se stessi.

Dott.ssa Valentina Nappo
Psicologa clinica